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OSSERVAZIONI AL PUC DI LISTA CIVICA PER TUFINO

L’obiettivo strategico del nuovo Piano Urbanistico Comunale è quello di “riordinare” la città, di programmare il suo sviluppo e la sua crescita. Gli obiettivi proposti,  a leggere la relazione sono:

  1. Eliminare la congestione di traffico e di attività lungo gli assi urbani con la previsione di nuove soluzioni progettuali inerenti la rete cinematica esistente tenendo conto dei progetti esecutivi già approvati dall’Amministrazione Comunale.
  2. 2.      Dare alla città una “Forma Urbana” che la rendesse riconoscibile;
  3.  Riammagliare il Centro di Tufino con le Frazioni al fine di superare la frammentazione del tessuto urbano;
  4.  Definire regole morfologiche capaci di promuovere la qualità dell’edificato tutelando l’ambiente agricolo;
  5.  Recuperare e qualificare il patrimonio edilizio esistente.

Il nuovo Puc avrebbe dovuto, quindi, bloccare  il consumo spropositato del suolo   e cercare di congiungere i nuclei urbani esistenti facendo supporre determinati assi di sviluppo anche edificatorio.                                                                                              A leggere invece la cartografia allegata al piano è evidente che gli estensori si sono dimenticati della relazione: le zone di espansione sono localizzate tutte eccentricamente ai nuclei urbani esistenti e non ci si preoccupa affatto del consumo del territorio, risorsa di tutti i cittadini.

Oggi uno dei problemi che affligge l’intero globo è quello del consumo del suolo, e anche in Italia il problema non va sottovalutato. Infatti si tengono decine di congressi sull’architettura e l’agricoltura sostenibile. Si prenda come esempio il Rapporto 2012 sul consumo di suolo, uno studio durato ben due anni condotto dal Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (Crcs) presso il DIAP del Politecnico di Milano, con il contributo di Legambiente e Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu), per la regione Lombardia. Da detto studio emerge che province di Lodi, Monza e Brianza vedono il proprio territorio scomparire al ritmo di 4-5mila metri quadri al giorno. Da questo studio emerge che in Italia continua a mancare una adeguata contabilità degli usi e dei consumi di suolo e ciò depotenzia fortemente qualsiasi politica di contrasto degli sprechi di una risorsa strategica qual è il territorio agricolo e forestale.

Solo per chi ha redatto il nuovo PUC del comune di Tufino il problema sembra non esistere, infatti si è proceduto ad una zonizzazione senza tenere conto di questi gravi problemi ma riducendo il tutto a semplici conteggi matematici, peraltro anche truccati.

Bisogna considerare che Tufino, come tutti i comuni limitrofi, ha una forte vocazione agricola e quindi i terreni sono fonte di sostentamento per molte famiglie. Quindi non si può essere d’accordo sul fatto che molte zone edificate e urbanizzate con notevole volumetria residua vengano riportate in zona B1 satura, e il fabbisogno di vani viene soddisfatto creando nuove zone di edificazione. Si osserva che la più ampia zona di espansione C  è stata prevista  alla località Starza, zona a distanza di circa 500 metri dalla seconda discarica e circa 600 metri dalla prima discarica. E ancora, dette zone sono servite solo da una viabilità di progetto con assenza totale di qualsivoglia opera di urbanizzazione. Per cui non si comprende cosa abbia indotto il Comune a programmare un’ espansione in vicinanza delle discariche senza alcuna continuità col tessuto urbano esistente, in zona agricola, in area assolutamente non urbanizzata e all’interno di area coltivata a noccioleto che rappresenta la principale fonte di reddito agricolo del territorio. Non si intravede neanche una qualsiasi motivazione di tipo urbanistico che possa giustificare tale scelta  ed appare evidente che rappresenta una scelta clientelare e/o di interesse privato.

Tutto questo non solo consuma suoli oggi coltivati, ma comporta una spesa per la collettività per urbanizzarle. Considerando i tagli che il governo centrale ha effettuato nei confronti degli enti locali si può facilmente dedurre che la soluzione adottata non è delle più felici. Pertanto bisogna ridurre dette zone all’effettivo fabbisogno, utilizzando al massimo quanto già esiste.

Per concludere, appare urgente sconfiggere la piaga del consumo del suolo, che non solo danneggia o distrugge le aree verdi, ma contribuisce a peggiorare anche la vita cittadina che, come nota l’urbanista Paolo Berdini “va di pari passo con l’aumento delle disfunzioni urbane”.

Inoltre altra zona edificabile (termine via Madonnelle) addirittura B2 di completamento, viene fatta in periferia del paese e comunque in aperta campagna dove non esistono opere di urbanizzazione fatta eccezione di strada vicinale di campagna;  anche dette  zone B2 ricadono in zona agricola.

E a proposito di zona B2 non si capisce come mai le zone verso il centro di Risigliano siano zone agricole mentre quelle verso l’aperta campagna siano progettate zona B2.

Pericolosa ed emarginante appare la zona destinata all’edilizia economica e popolare troppo eccentrica rispetto all’abitato e destinata a diventare, qualora si realizzasse, un  ghetto estraneo alla vita della città. E per  ridurre dette zone all’effettivo fabbisogno,  è necessario fare i conti giusti: Nel progetto di PUC le zone omogenee “C” di nuova espansione edilizia pubblica e/o privata ammontano a  1084 vani da distribuire per la

previsione di nuove famiglie al 2021 pari a 222 che per un nucleo medio di tre persone corrisponde a vani 666 mentre la differenza dei vani (418) è riferita all’incremento verificabile in seguito alla realizzazione e funzionamento del PIP del Comune di Tufino e alla parziale domanda di residenze da parte degli addetti al distretto commerciale-industriale (Cis, Interporto, Vulcano Buono, NTV,ecc.). A prescindere che non si può dimensionare un PUC su delle ipotesi aleatorie, si dimentica volutamente l’edificazione nella B2, ad occhio di superficie quasi pari alla C1. Probabilmente la edificazione di nuovi vani previsti dal PUC è intorno ai 2000 vani , più di tre volte superiore all’incremento di popolazione previsto e almeno il doppio di quello fantasticato.

La crescita di Tufino  è già stata caratterizzata da una grande dispersione e dalla mancanza di una visione complessiva: la storia si ripete e restano a denunciarle le  aree dimenticate, veri e propri “vuoti” urbani, tra i nuclei urbani e all’interno stesso della città inspiegabilmente inutilizzati. Le “aree sospese” della città,   rappresentano, opportunamente riqualificate, una  vera e propria risorsa sia per il pubblico che per il privato.

 

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