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Il palazzo di Ponticchio e la famiglia Mastrilli

“Marzio Mastrilli, marchese di Gallo, nacque a’ 6 settembre dell’anno 1753 nel castello di Ponticchio, feudo della sua casa situato nell’agro nolano, dal duca di Marigliano Don Mario Mastrilli e dalla duchessa Donna Giovanna Caracciolo di Capriglia, sorella del duca di San Teodoro; e fu battezzato nella parrocchia di Tufino”.  (“Memorie del duca di Gallo”, B. Maresca, Arnaldo Forni editore, 1974)

Essendo il secondogenito, per consuetudine della famiglia  a Marzio Mastrilli spettò il titolo di marchese.  All’età di nove anni i suoi genitori, volendogli assicurare una buona educazione, lo mandarono a studiare al Pontificio Collegio Clementino di Roma sotto la guida dei Padri Scolopj e dei Padri Somaschi. Il giovane Marzio si distinse per il grande interesse verso lo studio e per i buoni rapporti che seppe stabilire con tutti. Già all’età d 15 anni il giovane si fece molto apprezzare negli ambienti letterari, tanto che la Società degli Infecondi presieduta dal principe Filippo Lancellotti volle annoverarlo tra i suoi membri. Per il talento di cui seppe dare prova, Marzio Mastrilli fu anche ammesso a far parte dell’Accademia dell’Arcadia col nome Lucidastro Eliconio. Completati gli studi di Belle lettere, studiò filosofia . A venti anni ottenne la nomina ad Eletto della città di Napoli, il suo primo incarico pubblico.

A preparargli la strada per quella carriera straordinaria che gli consentì di diventare uno dei più apprezzati diplomatici europei fu lo zio materno, il marchese Domenico Caracciolo[1], che lo raccomandò al marchese Bernardo Tanucci[2]. Quest’ultimo rispose alle sollecitazioni del Caracciolo scrivendo una lettera  datata 19 dicembre 1775 nella quale si leggono chiari segni di apprezzamento per il giovane Marzio Mastrilli: “Non posso confutare – scrive il Tanucci – questo multiloquio con altro che con giurare dì essere persuasissimo e prontissimo a servir V. E.
« in tutta la più estesa periferia , ed orbita, e di essere di queste il più cospicuo ornamento e il satellite più scintillante il buon marchese di Gallo, il quale è qui tanto applaudito per la regolarità del costume, per la prudenza, pella grazia, che ha meritata. Se arriverà la « mia vita e il mio Ministero ad un avvenimento più notabile ed elastico, correrà tutto il mio possibile ad ornar la Corte con un cavaliere, che certamente meriterà il principato di questa gioventù coortale”.  «Caserta 19 dicembre 1775. »

Il 15 luglio 1782 ebbe inizio la sua carriera diplomatica del marchese di Gallo con la nomina di ministro plenipotenziario a Torino, incarico che ricoprì con grande zelo e notevole capacità, tanto che quando nel 1786 il re Ferdinando IV di Napoli decise di inviarlo con le stesse credenziali presso la corte di Vienna,  il sovrano piemontese se ne dispiacque. In una lettera inviata a Ferdinando IV, Vittorio Amedeo III scrisse: “Protesto alla Maestà Vostra che se devo compiacermi delle grazie, che onorano il di lui merito (riferito a Marzio Mastrilli), non senza rincrescimento vedo partire dalla mia Corte questo degno ministro, che tanto colla sua saviezza, colle sue attenzioni, col nobile suo carattere, e soprattutto poi col suo zelo a raffermare e promuovere quella felice corrispondenza che tra noi sussiste, seppe rendersi a me grato, ed universalmente qui pur stimato e caro”.

Fu nel periodo viennese che tra il marchese Mastrilli e la regina Maria Carolina[3], consorte di Ferdinando IV di Borbone, iniziò una fitta corrispondenza su una varietà di questioni. Tra i due si andò consolidando sempre più una buona intesa su una varietà di temi anche a sfondo politico. Toccò al marchese Marzio Mastrilli il delicato compito di condurre le trattative per i tre matrimoni che avrebbero ulteriormente consolidato i rapporti tra l’impero d’Austria e il regno delle due Sicilie: al principe Francesco, erede al trono delle due Sicilie, avrebbe sposato l’arciduchessa Maria Clementina d’Austria; la principessa Maria Teresa, primogenita del re delle due Sicilie, sarebbe andata in moglie all’arciduca Francesco, primogenito dell’imperatore d’Austria Leopoldo II; la secondogenita del re delle due Sicilie sarebbe andata in moglie all’arciduca Ferdinando, secondogenito dell’imperatore austriaco. Concluse che furono le trattative e una volta celebrati per procura i tre matrimoni di simmetrica , la regina Maria Carolina volle manifestare al marchese Marzio Mastrilli la sua “vera ed infinita riconoscenza per tutto quello – si legge nella lettera datata 15 agosto 1790 – che vi devo in questa occasione. Questo servizio resterà sempre impresso nel mio cuore e la mia vera riconoscenza durerà quanto la mia vita”.

Nel 1795 i sovrani delle due Sicilie richiamarono a Napoli il marchese Mastrilli a cui avrebbero voluto affidare l’incarico di ministro per gli Affari esteri. Ben presto il Mastrilli capì che, invece, quell’incarico non gli sarebbe stato affidato. I motivi del mancato incarico li troviamo in una lettera che Maria Carolina scrisse alla figlia Maria Teresa, nel frattempo diventata imperatrice: “Sfortunatamente Gallo si trovava ad avere parenti e amici conosciuti per essere dei giacobini. Questo ha reso impossibile la sua nomina a ministro”. In realtà il marchese di Gallo era effettivamente parente e amico di persone accusate di simpatie giacobine, ma non era mai stato personalmente sospettato di giacobinismo.

Tra il 1796 e il 1797 l’offensiva napoleonica continuava ininterrottamente e a nulla valsero i tentativi austriaci di bloccarla. Nel mese di marzo del 1797 le truppe francesi penetravano in Austria e puntavano su Vienna. Sorprendentemente fu lo stesso Napoleone a intraprendere trattative di pace. Fu in questa occasione che l’imperatore d’Austria incaricò il marchese di Gallo di assumere la trattativa. Ottenuta una tregua, il 18 aprile 1797 il marchese sottoscrisse col generale corso i preliminari di pace di Loeben. Nelle sue memorie Marzio Mastrilli non nasconde che, proprio in occasione del trattato di Loeben, tra lui e il generale si stabilì una cordiale amicizia: “In questa occasione – si legge nelle memorie – il marchese strinse una particolare amicizia ed intrinsechezza col detto generale Bonaparte e col giovane colonnello Gioacchino Murat”. Dell’irresistibile avanzata di Napoleone il marchese di Gallo parla quasi con compiacimento nelle sue memorie, tanto da far pensare che lui guardasse con favore ai successi francesi. Solo ammirazione per Napoleone o anche una certa sensibilità per i valori di cui il generale corso era portatore? A dispetto della firma dei preliminari di pace gli austriaci non avevano del tutto escluso di riprendere le ostilità contro i francesi. Furono i generali dell’imperatore a dichiarare che l’esercito non era in grado di ricominciare la guerra. Fu a questo punto che a Vienna si decise di giungere ad un trattato definitivo di pace. Per conto dell’imperatore d’Austria alle trattative parteciparono l’ambasciatore napoletano a Vienna, marchese Marzio Mastrilli, il conte Luigi Cobentzel, ministro degli esteri austriaco, il conte Massimiliano di Merveld, il barone Ignazio Dagelman; per conto della Repubblica francese partecipò il generale Napoleone Bonaparte, a capo dell’armata francese in Italia. Il trattato di Campoformio fu firmato il 17 ottobre 1797. Al marchese di Gallo, primo plenipotenziario della monarchia austriaca, toccò firmare per primo in calce al testo del trattato, a fianco alla firma di Napoleone. Il trattato di Campoformio sancì la cessione di Venezia all’Austria, in cambio del Belgio. A Ugo Foscolo, grande ammiratore di Napoleone, quell’accordo non piacque affatto e scelse la via dell’esilio volontario: “Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so: ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi m’opprime mi commetta a chi mi ha tradito?” (Le ultime lettere di Jacopo Ortis).

Nel gennaio 1798 Marzio Mastrilli fu nominato ministro per gli Affari esteri, la Marina e il Commercio. Un compito molto difficile da portare avanti, soprattutto a causa delle intenzioni bellicose del re Borbone che cercò in ogni modo lo scontro militare con i francesi. A nulla valsero i consigli alla prudenza del marchese di Gallo: nel mese di novembre del 1798 i soldati borbonici, sotto la guida del re, occuparono Roma, ma dovettero rientrare precipitosamente entro i propri confini quando le truppe francesi decisero di affrontarli. Marzio Mastrilli doveva conoscere bene anche le astuzie e gli inganni dei generali del re Borbone: nelle sue memorie con un certo sarcasmo scrive che “il re Ferdinando credeva di avere con sé 60 mila uomini, e forse li pagava, ma non ne ebbe mai più di 35 mila”. Chissà chi riscuoteva la paga di 25 mila soldati inesistenti.

Con l’arrivo dei francesi a Napoli nel 1806, Marzio Mastrilli divenne Ministro per  gli Affari esteri del nuovo re Giuseppe Bonaparte. Quando Giuseppe Bonaparte andò a sedere sul trono di Spagna, fu Gioacchino Murat a prenderne il posto sul trono di Napoli. Anche Gioacchino Murat volle affidare al marchese di Gallo il ministero per gli Affari esteri.

Marzio Mastrilli riformò profondamente il suo dicastero: “propose e ottenne dal re un decreto col quale furono abolite tutte le franchigiee giurisdizioni delle quali alcune nazioni privilegiate avevano fin allora goduto nell’interno della città, nelle dogane, nei porti del regno e che molto turbavano l’economia e la polizia o lacivil giurisdizione dello Stato; e fece stabilire che nel regno si riconoscevano uguali tutte le nazioni. Disparvero allora da tutti i palazzi e le botteghe gli stemmi di potenze straniere”. Si prodigò per favorire la formazione di giovani napoletani per prepararli alla carriera diplomatica in modo che potessero degnamente rappresentare all’estero il Regno di Napoli.

La fine dell’era napoleonica vide Marzio Mastrilli impegnato in una serie di negoziati con Austria e Gran Bretagna. Dopo la fuga di Napoleone dall’isola d’Elba, il marchese di Gallo tentò, senza riuscirvi, di convincere Gioacchino Murat a non intervenire in favore dl cognato. Agli inizi del mese di maggio del 1815 Gioacchino Murat subì una pesante sconfitta a Tolentino e Marzio Mastrilli tentò di convincere l’imperatore d’Austria e mantenere Murat sul trono di Napoli. Al ministro degli esteri napoletano fu consentito di trattare solo le condizioni della resa.

Il prestigio e le indubbie capacità di Marzio Mastrilli furono tenute in considerazione da Ferdinando di Borbone che, tornato sul trono, lo nominò segretario di Stato.

Ben presto il marchese di Gallo, stanco e sfiduciato, si ritirò a vita privata. Non mancarono occasioni di incontri importanti, come quella con l’imperatore d’Austria e col principe di Metternich. E non mancarono altri importanti incarichi. Fu di nuovo ministro degli Esteri. Dopo i moti del 1820 1821 e all’indomani delle vicende che determinarono la caduta della costituzione concessa dal re, il marchese e duca di Gallo si allontanò definitivamente dall’attività politica. Visse gli ultimi anni della sua vita nel conforto della seconda moglie, Maria Luisa Colonna, e dei figli nati nel secondo matrimonio. Marzio Mastrilli morì a Napoli il 4 febbraio 1833.

Antonio Caccavale


[1]Domenico Caracciolo,  funzionario, diplomatico, ambasciatore. Gli anni europei furono per Caracciolo fervidi di incontri e conoscenze di altissimo livello. Basta fare dei nomi per rendersene conto: si legò in amicizia a Vittorio Alfieri che, nella sua autobiografia, lo definisce “uomo di alto, sagace e faceto ingegno” confessando che nei propri confronti il marchese fu “più che padre in amore“. E’ stato inoltre rinvenuto un carteggio segreto tra i due illustri amici in cui si toccavano temi e questioni scottanti per l’epoca quali la libertà di culto, l’anticolonialismo ecc. A parte quella di Vittorio Alfieri, sono più che documentate molte altre celebri amicizie del nostro marchese; anche il famoso Giacomo Casanova intrattenne un ottimo rapporto di amicizia col Caracciolo che incontrò più volte nelle sue peregrinazioni europee. Casanova definisce Caracciolo un uomo sagace, allegro, con cui era amabilissimo conversare di tutto.
Durante la sua permanenza a Parigi il Caracciolo ebbe modo, inoltre, di stringere amicizia con molti degli enciclopedisti francesi. Fu intimo di Voltaire, Diderot e D’Alembert, conobbe d’Holbac. Il nostro marchese fu personaggio assai benvoluto dalla nobiltà transalpina. Nel 1780, infatti, Ferdinando IV di Borbone lo nominò Viceré delle Sicilie. In seguito fu segretario di stato dal 1786 al 1789, succedendo a Giuseppe Beccadelli della Sambuca, nel posto che era appartenuto al suo mentore Tanucci

[2] Bernardo Tanucci fu primo ministro con Carlo III di Borbone e con Ferdinando IV. Proveniente da una famiglia della borghesia toscana, fu chiamato presso la corte dei Borbone. Si prodigò per affermare le ragioni dello Stato su quelle della Chiesa. Alcune delle sue riforme erano di chiara ispirazione illuminista. Tanucci, che era nato in Toscana nel 1698, morì a Napoli nel 1783.

[3] Maria Carolina d’Asburgo Lorena era la tredicesima figlia di Maria Teresa d’Asburgo e dell’imperatore d’Austria Francesco I.  Come sua madre, Maria Carolina si preoccupò di organizzare matrimoni politicamente vantaggiosi per i suoi figli, mentre e, come mecenate, promosse Napoli come centro delle arti. Fu una sostenitrice dell’assolutismo illuminato fino all’avvento della Rivoluzione francese, che costò la vita alla sorella Maria Antonietta, a cui era particolarmente legata. Il suo atteggiamento politico cambiò dopo i tragici eventi rivoluzionari.

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