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USCIRE DALLA NOTTE di Nicola Di Mauro

La nostra comunità vive nel buio, all’oscuro delle decisioni sul suo futuro. E quel buio è alimentato dalla perenne contrapposizione tra due dinastie regnanti, contrapposizione fuori dalla Storia e che si esprime solo nella conservazione di posizioni di potere. Carlo Levi scrive così dei galantuomini dei piccoli paesi lucani: “Le loro passioni, era evidente, non uscivano dal paese stretto dalle argille malariche, crescevano nel piccolo recinto fra quattro case, avevano l’urgenza e la miseria del bisogno quotidiano del cibo e del denaro, si rivestivano, senza nascondersi, del formalismo dei galantuomini, gonfiavano nello spazio costretto delle anime piccole e del paesaggio desolato, fino a premere violente, come il vapore del brodo lungo della vedova sotto il coperchio della pentola di terra, che sentivo brontolare e soffiare su un povero fuoco di stecchi, là nel camino”. Come i “galantuomini” lucani, i nostri signorotti impettiti e costretti in anime piccole si confrontano in pubblica piazza per una lotta perenne per il potere, mentre in private stanze si prendono le decisioni sul futuro della comunità. I signorotti con le rispettive squadre e i rispettivi sottoposti si sfidano a colpi di occhiate velenose e scambio di compagnie, passeggiate più o meno vicine a un gruppetto o ad un altro; e in questa tenzone le rispettive parti non proferiscono parola sull’amministrazione, sullo stato delle scuole, sul bilancio e sugli indici di spesa, su servizi inesistenti, sulle ristrettezze della popolazione, sulla solitudine degli anziani e le difficoltà dei giovani. È una strategia precisa: sulla scena principale, come in un duello si affrontano galantuomini incerti che alimentano fuochi di tifo di appartenenza e spengono i fuochi della critica; le tifoserie sostengono i loro cavalieri senza nobiltà dimenticandosi della vita della comunità che intanto si spacca, si sfibra, scolorisce e muore. Dietro le quinte i signorotti tolgono le maschere di scena e ridiventano vili tessendo le fila del loro potere mentre i cittadini sono ancora accecati dalla luci da palcoscenico. Un altro passo di “Cristo si è fermato a Eboli” dice: “A Gagliano … Il mondo è chiuso: gli odȋ e le guerre dei signori sono il solo avvenimento quotidiano: e ho già visto sui loro volti come esse siano radicate e violente, miserabili ma intense come quelle di una tragedia greca”. Carlo Levi descriveva così i piccoli centri della Lucania che assomigliano molto al nostro. Quei luoghi, però, appartengono ad un’altra epoca, invece la nostra terra, il nostro paese, mentre tutto cambia e si trasforma e anche la Lucania entra nella Storia, resta fuori dal tempo in mano a quei vili galantuomini che raccontano false storie e lasciano le donne e gli uomini nel buio. Presto cambierà anche la nostra terra, e noi dobbiamo prepararci, dobbiamo abituare i nostri occhi alla luce.

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